Forse il più
famoso dei nostri laureati di area psicologica
Laurearsi (a Torino) è
sempre una bella cosa e anche un onore
Tutte le nostre laureate, così
come i nostri laureati, sono degne del massimo rispetto e considerazione;
anche indipendentemente dal voto con cui hanno coronato i loro
studi.
Ve ne sono peraltro alcuni che sono riusciti
più famosi, o che hanno avuto la capacità, l'opportunità
e la fortuna (o forse anche la graziosità) di realizzare
qualcosa di particolare.
Benchè niente escluda che ve ne
siano di meno noti o anche del tutto sconosciuti, ma almeno altrettanto
migliori.
E' quindi sicuramente importante conseguire
risultati elevati, aiuta nella vita ed è anche di soddisfazione.
Tuttavia: la votazione di Erasmo da Rotterdam,
come risulta dal nostro verbale del suo esame di laurea svoltosi
presso l'Universita di Torino il 4 settembre 1506 (all'Università
di Torino inventiamo tante cose nuove, ma ci teniamo anche tutte
quelle vecchie), fu: "idoneo e sufficiente". Niente
di più.
Due ritratti di Erasmus -
di Hans Holbein in giovane (1517 e 1523)
1469-1536
Fatto sta che Erasmo da Rotterdam, o Desiderius
Erasmus Roterdamus (aggettivato a volte in: Roterdamensis), si
chiamava in effetti, per gli amici, Jeert Jeerts.
Nacque a Rotterdam, nell'attuale Olanda
(allora: Fiandre o Paesi Bassi), nel 1469, da genitori non sposati.
Rimasto orfano da piccolino (i genitori
erano morti di peste), i suoi sedicenti tutori gli portarono
via tutto; cosicchè visse in povertà.
Quindi andò a Parigi per farsi
un po' di cultura e poi a Torino per laurearsi.
Erasmus ebbe una sola laurea, quella appunto
conseguita presso la nostra Università di Torino (sempre
la stessa in cui si può studiare oggi) circa cinque secoli
fa (quattordici anni dopo la scoperta dell'America).
Erasmo seguì diversi altri corsi-training
di approfondimento, particolarmente (tra l'altro): di nuovo a
Parigi, con Montaigne; e poi a Venezia, con Aldo Manunzio; e
poi a Cambridge, con Tommaso Moro.
Ma non ritenne necessario di specializzarsi,
seguendo lunghi corsi post-laurea o simili, dopo essere diventato
Dottore a Torino.
Formalmente: era Dottore in Teologia.
La disciplina con cui si è chiamata spesso in passato,
e qualche volta pure oggi, la ricerca attorno all'anima.
Del resto: allora non esisteva una Facoltà di Psicologia
a Torino, mentre oggi non ne abbiamo una di Teologia.
Anche se il nostro Rettore mi ha gentilmente
fatto notare, in qualche occasione, che: col fondare la nuova
Facoltà di Psicologia,
almeno per certi aspetti, ne abbiamo rinnovato la tradizione.
Erasmus girò continuamente per
tutta l'Europa, senza stare mai fermo a lungo.
Morì poi, come può capitare
a tutti, nel 1536 a Basilea (pace all'anima sua).
Altri tre ritratti
di Erasmus - di Hans Holbein in giovane (1523, 1532, 1535)
Il Principe degli umanisti
d'Europa
Notevole studioso e letterato erudito:
la qualifica intellettuale che più spesso gli si attribuisce
è quella di grande professatore della filologia umanistica.
Tanto che molti, al suo tempo così come ora, lo chiamano,
appunto: Principe degli umanisti.
Dove per filologia si intende,
letteralmente (dal greco antico): l'amore per il discorso
ovvero per per la parola; cioè il desiderio
di riportare l'espressione diretta e originale della persona
alla sua condizione primitiva, indipendentemente dalle deformazioni
che tendono ad apportarle gli interpreti (successivi, ma anche
immediati).
E ricordo che uno dei volti più
raggianti della psicologia consiste appunto nel giocare anche
con le parole (possibilmente: senza attribuire le proprie alle
altrui).
Dove per umanista si intende uno
che si occupa della condizione esistenziale degli esseri umani.
Cercando di studiarla e di costruirci
attorno anche delle riflessioni teoriche.
Ma, soprattutto: occupandosi attivamente
del suo possibile miglioramento.
Va pure notato che Erasmus era un ragionatore,
ma non un razionalista.
Poneva inoltre grande attenzione alla
dimensione emotiva (oltre che a quella cognitiva) della nostra
soggettività.
Nel contempo: Erasmo, di personalità
riflessiva, moderata, saggia e sornionamente ironica, era poco
portato alle radicalizzazioni di parte.
Tutto sommato: era molto convinto di quello
che faceva, pur essendone anche molto scettico.
Al di là della sua importanza,
e straordinaria popolarità, come intellettuale e come
scienziato della soggettività, la sua fama è dovuta
al fatto che lo si considera il padre della tolleranza europea
e anche della cultura europea (nel senso di: indipendente dai
particolarismi nazionali) nel suo complesso.
Tra l'altro: è per questo che il
primo, e più importante, programma di scambio interculturale
d'eccellenza per la mobilità degli studenti universitari,
all'interno della Comunità Europea, si chiama appunto
Erasmus.
Uno dei risultati di tale sua attitudine
eclettica e conciliativa, tendente a vedere il meglio dove c'è
(cioè: ovunque; e in particolare: anche tra gli avversari,
ammesso che ce ne siano), fu quello di essere considerato cattolico
da alcuni protestanti e protestante da alcuni cattolici.
Così: i suoi libri vennero bruciati
in piazza, da qualcuno degli uni e degli altri; mentre ebbe seguaci
amorevoli e ammiratissimi, tra gli uni e tra gli altri.
Dialogò a lungo, pubblicamente,
con Martin Lutero, la cui intelligenza gli piacque sempre, ma
che abbandonò (intellettualmente parlando) quando ebbe
l'impressione che questi preferisse (in un crescendo di fanatismo,
integralismo e dogmatismo) una posizione limitata e di parte,
invece che un atteggiamento libero e fiducioso verso l'apporto
che tutti possono portare, indipendentemente dalle divisioni
ideologiche o di scuola.
Per cui, a quel tempo, si diceva: "Erasmus
dubitat, Lutherus asseverat".
Tanto che questo gli è valso, da
parte di alcuni, la qualifica di: cattolico protestante.
Ma al tempo suo è stato chiamato,
molto più spesso e più diffusamente: Princeps
Pacis (principe della pace).
Noi diremmo quindi: ammiratore della cultura
e dell'umanità in generale, più che di questa o
di quella sua teoria in particolare.
In ogni caso: Erasmo ha avuto un ruolo
chiave anche nel moderare i contrasti fra cattolici e protestanti,
al tempo della Riforma.
Insomma, sarà quasi inutile dirlo:
Erasmo è il campione di un'attitudine, intellettuale ed
esistenziale, molto vicina allo spirito di Phersu.
Statua di Erasmo
Erasmus - secondo Albrecht
Dürer (1520 e 1526)
Libri
Il suo libro assolutamente più
noto, uscito nel 1509 (forse uno sviluppo della sua tesi di laurea),
si intitola:
ELOGIO della
FOLLIA
Il libro è scritto in forma allegorica:
la Follia parla direttamente, tenendo un lungo soliloquio.
Titolo originale (il libretto è
stato scritto in latino): "Moriæ Encomium" o
"Laus Stultitiæ".
Se, come spero, vi interessa il testo,
lo trovate in vari siti; ad esempio:
Una difesa della integrità e della
dignità dell'uomo (della sua capacità intellettuale
e immaginativa) in opposizione ad ogni intransigenza dogmatica
(ovvero anche una critica a Lutero, che aveva magnificato il
"De servo arbitrio").
Però non ne ho ancora trovato il
testo su internet.
Pagina di un manoscritto autografo
di Erasmo, che spesso ci faceva intorno dei disegnini.
Uno psicologo?
Ed è anche per questo, oltre che
per il suo interesse filologico-umanistico, che possiamo annoverarlo
a pieno titolo nella categoria degli psicologi veri e propri.
Allora non esisteva un Esame di Stato
nè un Ordine professionale degli Psicologi (che in Olanda,
e in quasi tutti i Paesi del mondo, non esiste nemmeno oggi).
Nè esisteva una suddivisione disciplinare
specializzata come quella odierna.
Più o meno, ci si laureava, al
massimo, per grandi categorie; più o meno: teologia, filosofia,
medicina, diritto.
Comunque: il nostro Erasmo non seguì
corsi di medicina-fisiologia ma, prima di laurearsi, studiò
in seminario, prendendo nel 1492, presso il convento dei canonici
regolari di Sant'Agostino di Steyn, gli ordini (anche se poi
ne vanne dispensato, dagli Ordini, direttamente da Papa Giulio
II). Peraltro: nel 1535 rifiutò la nomina a Cardinale,
che cercavano di attribuirgli.
Ritratto doppio di Erasmo
a Gilles - di Quinten Metsys (1517).
Quindi:
Conclusione: forse vi state chiedendo
se possa valere la pena di laurearsi all'Università (di
Torino).
O forse state dubitando della utilità
o della efficacia, nei termini di qualità della propria
futura testimonianza intellettuale o anche nei termini di uno
sviluppo professionale soddisfacente, di una laurea in psicologia.
Pensateci meglio.
Egli è vero che forse un senso
più chiaro di quello che si fa lo si potrà cogliere
meglio nei prossimi cinquecento anni, più che nei prossimi
dieci (sempre: a Dio piacendo).
Tuttavia: si tratta di un pensiero non
privo di fascino.
Seconda conclusione: Studiate!
(Lo diceva sempre anche Erasmo)
Pure se siete già laureati.
E: In bocca al lupo!
Altri ritratti
di Erasmo, più o meno della sua epoca.
Meditate, gente, meditate!
E se poi vi va di leggere qualche sua
frase caratteristica, ve ne propongo qualcuna in ordine sparso
(qui e là, dai suoi molti scritti):
All'uomo non resta che un'incessante,
ardita ricerca che si sviluppa entro un generale atteggiamento
scettico. La verità quindi non può che essere umana,
perché scoperta e quasi fabbricata nel tempo, dagli uomini
"La natura ha insegnato la concordia
ma l'uomo vuole la discordia"
"Meglio una pace ingiusta che
una guerra giusta"
"Se il nome di patria serve a
unire, ricordiamo che la patria comune e' il mondo"
"Ubi bene est, ibi patria est"
"Ego mundi civis esse cupio, communis
omnium vel peregrinus"
"Vedete la volpe che sta predicando,
ma dietro, dalla cocolla le penzola fuori la testa di un'oca;
poi c'è un lupo che assolve un penitente, e intanto gli
scappa fuori un pezzo della pecora che tiene nascosta sotto la
tonaca; infine ecco una scimmia vestita da francescano che assiste
un malato: con la destra gli presenta il crocefisso, con la sinistra
fa man bassa nella borsa dell'infermo"
"Certo che è bella una
giovane vergine! Ma dal punto di vista della natura una vergine
vecchia non è qualcosa di mostruoso?"
Professore Ordinario ai tempi
di Erasmo
Stampa di Cesare Vecellio, metà
cinquecento (collezione privata)